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Operai senza classe. La fabbrica globale e il nuovo capitalismo. Un viaggio nella ThyssenKrupp Acciai Speciali di Terni
Cecilia Cristofori

 

Chi sono oggi gli operai? Perché sono diventati invisibili o tornano nel dibattito pubblico solo quando perdono la vita sul lavoro o come esuberi di fabbriche che crollano al primo avviso di una crisi economica?
A queste domande si è cercata una prima risposta attraverso una ricerca empirica alla ThyssenKrupp Acciai Speciali di Terni, guardando gli operai al lavoro in una fabbrica globale. I mutamenti che li riguardano sono stati colti in un tempo ormai in toto postmoderno, in cui sono venuti meno sia la centralità del lavoro che quel paradigma di classe che aveva fatto degli operai i primi attori e interpreti della modernità. 
La grande trasformazione riguarda i caratteri di un'identità maschile sempre più al singolare, messa insieme in un fai-da-te quotidiano, in cui si è perso, soprattutto per i ceti popolari, il contributo del lavoro come fonte di riconoscimento sociale e di appartenenza collettiva.
Il venir meno della classe, mentre sembra rendere gli operai più deboli e soli, privarli dell'orgoglio, della coscienza, della solidarietà con gli altri operai, libera nuove opportunità di socialità che trovano nella squadra un luogo di vita, di amicizia e di possibili relazioni tra le diverse generazioni.
Il lavoro di fabbrica, mentre mostra i caratteri aggiornati di una nuova pesantezza, fatta di turni, stress e noia, che hanno preso il posto della fatica nel nuovo capitalismo, rivela un rinnovato in più, rispetto al suo carattere strumentale, in grado di farne, ancora una volta, per i ceti popolari una risorsa decisiva di identità, riconoscimento e relazioni significative.    

Jacopo Bernardini, Marco Carniani, Riccardo Marcelli, Rosa Rinaldi    

2009 Franco Angeli - Milano

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