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Flessibilità e lavoro
CIDOSPEL

 

Forse se si potesse fare un elenco delle parole più 'citate' (a proposito ed a sproposito) non solo dai media ma anche dalla gente comune, quella di flessibilità rientrerebbe senz'altro nelle prime posizioni. Tutti ne parlano, con differenti accenti, e purtroppo molto frequentemente senza darne l'esatto e molteplice significato che invece oggi sta assumendo. Non solo ma alcune parole, proprio come flessibilità, non possono neppure essere "isolate" da altre quali globalizzazione, differenziazione funzionale, nuove marginalità, lavori al plurale, ecc. ecc.
La stessa definizione che viene solitamente offerta ("Nell'ambito del mondo del lavoro la flessibilità si può riferire all'entrata o all'uscita del lavoratore. Indica una maggiore facilità di essere assunti o di uscire dal lavoro con minori obblighi, legami o impedimenti da parte della legge") non pare rappresentare tutte le facce di detto problema. È la ormai conosciuta legge 196/1997 più nota come "Pacchetto Treu" che di fatto ha dato il via alla introduzione anche nel nostro paese di diversificate forme contrattuali di lavoro che vanno dal lavoro temporaneo e/o in affitto, dal lavoro coordinato e continuativo o occasionale, ecc. ecc.); tutto però pare essersi complessificato e problematizzato dopo la recente legge n.30 ed ora dopo i decreti attuativi. Sappiamo bene che l'origine o se vogliamo l'esigenza propria al mercato del lavoro di una flessibilità di rapporto deve essere fatta risalire a diversi fattori, alcuni dei quali addirittura mondiali (concorrenza internazionale, globalizzazione), ed altri più propriamente sociali, quali la differenziazione funzionale che è cresciuta in questi ultimi anni e ci conduce ad orientamenti anche di consumi variabili, differenziati e temporanei, inducendo la produzione ad adeguarsi contestualmente.
Occorre però approfondire non solo le cause ma anche le conseguenze e le implicazioni delle forme flessibilità di lavoro sia per l'impresa sia per i soggetti (vuoi per quelli che si presentano sul mercato del lavoro come soggetti 'forti' ma anche quelli che rischiano marginalità e precarietà perché 'vecchi' o 'nuovi' soggetti deboli). Il volume cerca da un lato di fondare teoricamente il concetto di flessibilità, esaminarne le implicazioni sul mercato del lavoro per i due soggetti coinvolti (imprenditore e lavoratore) e accompagna poi acutamente l'analisi con alcuni esempi tratti da ricerche empiriche di largo respiro. Una trattazione completa ed unica fino ad ora nel panorama delle pubblicazioni sul tema della flessibilità.

Gilberto Antonelli, Gabriele Ballarino, Paolo Barbieri, Marco Biagi, Tito Boeri, Aldo Bonomi, Marco Briolini, Mimmo Carrieri, Francesco Consoli, Luciano Gallino, Pietro Garibaldi, Silvia Gollini, Michele La Rosa, Roberto Pedersini, Marina Piazza, Piera Rella, Emilio Reyneri, Vittorio Rieser, Manuela Samek Lodovici, Guido Sarchielli, Renata Semenza, Gilberto Seravalli

2003 Franco Angeli - Milano

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